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Low-code e no-code: gli strumenti che stanno cambiando il modo di creare software
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Programmatori, competenze tecniche e molte ore di sviluppo: per creare un software la strada sembra essere necessariamente questa. Negli ultimi anni si è fatto strada un modo diverso di costruire applicazioni, automatizzare processi e gestire dati attraverso piattaforme e strumenti low-code e no-code.

Questi strumenti permettono di realizzare applicazioni e automazioni attraverso interfacce visuali, senza dover scrivere codice. Il low-code segue la stessa filosofia, ma lascia maggiore spazio alla programmazione, consentendo a chi ha competenze tecniche di intervenire e personalizzare il risultato.

Il principio, in entrambi i casi, è quello di rendere lo sviluppo più accessibile e soprattutto più veloce. Invece di partire da una pagina bianca e scrivere migliaia di righe di codice, si possono utilizzare componenti già pronti, collegare servizi, impostare regole e costruire un flusso di lavoro attraverso elementi grafici.

Dalle app alle automazioni

Le possibilità sono ormai piuttosto ampie. Una piccola azienda può, per esempio, creare un’applicazione interna per gestire clienti e ordini, una dashboard per visualizzare i dati commerciali o un sistema per raccogliere e organizzare le richieste dei dipendenti.

Ma il vero terreno di crescita è quello delle automazioni. Strumenti come Zapier, Make o n8n permettono di collegare servizi differenti e fare in modo che un’azione ne attivi automaticamente un’altra. Un nuovo contatto inserito in un modulo può essere registrato nel CRM, generare una notifica e avviare una serie di attività senza intervento manuale.

Sul fronte della costruzione delle applicazioni esistono invece piattaforme come Microsoft Power Apps, Google AppSheet, Bubble e Airtable, che permettono di creare soluzioni personalizzate partendo da database, componenti visuali e workflow.

Con l’AI questa tendenza ha avuto un’ulteriore accelerata. Infatti, ora non si tratta più soltanto di scegliere un componente da un menu, ma di poter descrivere ciò che si vuole ottenere utilizzando il linguaggio naturale.

Non significa che il software tradizionale sia diventato inutile. Al contrario, quando entrano in gioco sistemi complessi, grandi quantità di dati, requisiti particolari di sicurezza o applicazioni che devono sostenere carichi elevati, il lavoro degli sviluppatori resta fondamentale. Per le PMI questa evoluzione può avere un significato particolare. Non necessariamente perché permette di fare a meno degli sviluppatori, ma perché consente di ridurre i tempi necessari per sperimentare nuove idee