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Oltre lo schermo: la Realtà Virtuale riscrive il software
Vr exeland

Per anni abbiamo pensato al software come qualcosa che vive dentro uno schermo: finestre, menu, icone, mouse e tastiera. La Realtà Virtuale sta mettendo in discussione questo modello. Non perché voglia semplicemente sostituire il monitor con un visore, ma perché introduce un modo completamente diverso di interagire con le applicazioni: non più soltanto attraverso uno schermo, ma dentro uno spazio tridimensionale.

È questo il passaggio più interessante che sta accompagnando l’evoluzione della VR verso quella che oggi viene sempre più spesso definita spatial computing. Le piattaforme più recenti permettono infatti agli sviluppatori di trasformare applicazioni tradizionali in esperienze spaziali, mantenendo anche parte delle tecnologie già utilizzate per il software mobile e web.

Il cambiamento si vede soprattutto nel mondo professionale. Un gestionale, un software di progettazione o uno strumento per la formazione possono diventare ambienti nei quali l’utente non si limita a leggere informazioni, ma le osserva, le manipola e le utilizza nello spazio.

Un esempio arriva dalla progettazione industriale. Un modello 3D può essere analizzato a grandezza reale, osservato da diverse angolazioni e modificato direttamente con le mani. Lo stesso principio può essere applicato alla manutenzione. Infatti,z invece di consultare manuali e schede tecniche su un computer, un operatore può visualizzare informazioni digitali direttamente accanto alla macchina sulla quale sta lavorando.

Anche la formazione rappresenta uno dei campi più interessanti. Un software VR può simulare una situazione pericolosa o complessa senza esporre realmente il lavoratore al rischio. La simulazione diventa così parte integrante dell’applicazione e può essere ripetuta, modificata e analizzata attraverso i dati raccolti durante l’esperienza.

Il confine tra software e ambiente fisico diventa quindi sempre più sottile. Le piattaforme dedicate alla realtà estesa stanno integrando strumenti per il riconoscimento dello spazio, il tracciamento delle mani, l’audio spaziale e l’interazione con gli oggetti reali. Nel mondo enterprise, inoltre, stanno comparendo applicazioni capaci di collegare questi ambienti a sistemi aziendali, digital twin e workflow operativi.

Questo non significa che il classico software con finestre e tastiera sia destinato a scomparire. Al contrario, per molte attività continuerà a essere il modo più veloce ed efficace di lavorare. La novità è che il software non deve più necessariamente avere una sola forma e magari il software del futuro potrebbe quindi non essere qualcosa che apriamo, ma qualcosa nel quale entriamo.